CasaFacile di Ottobre 2023: l’editoriale del direttore

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Ogni volta che entro a casa di qualcuno, ma anche in una stanza d’albergo o in un b&b, mi scatta l’impulso alla fanta-ristrutturazione. C’è sempre (o quasi) un modo migliore di sfruttare lo spazio, penso, e la sua ricerca mi sfida immancabilmente. In genere sono passatempi mentali che tengo per me, o al massimo per mio marito a cui ormai basta vedere un pianerottolo un po’ spoglio per prendermi in giro: «Qui, un tavolino e un paio di sedie no?». Nei dieci anni in cui abbiamo abitato in quattro in 75 mq ho trovato almeno una decina di fanta-soluzioni per annettere un locale condominiale e ottenere una fantasiosa cucina in ingresso! Ma anche oggi che lo spazio non mi manca, è la sua destinazione d’uso che continua a interrogarmi. Per esempio, il bagno dei ragazzi potrebbe diventare una cucina e l’adiacente cabina armadio un delizioso bagno con regolare disimpegno. Per farne cosa, non si sa, ma l’importante è fanta-ristrutturare, giocare con i centimetri – ho la fissazione di indovinare quanto misurano una camera da letto o un divano solo guardandoli.

«Le stanze non sono quattro pareti a cui appoggiare dei mobili» mi ha detto l’architetto Nicoletta Carbotti, nostra creativissima creator, l’ultima volta che ci siamo viste, e non avrei saputo trovare parole più precise. «le stanze sono volumi da (ri)plasmare», con il colore, la luce, gli arredi, per ricavare angoli utili e ‘pensatoi’.

Poi però succede che quando arriva davvero l’esigenza di ristrutturare o anche solo di cambiare tinta a una parete, la creatività si paralizza. Scatta il terrore di sbagliare: e se poi questa scelta mi stanca? e se investo soldi per un mobile e poi non mi piace? Vi svelo un segreto: succede persino a chi fa restyling di professione… «Sì, ma anche tu mi devi dare qualche consiglio sui colori di casa mia, perché sono indecisa», mi dice Vanessa Pisk quando le chiedo appoggio per ripensare il soggiorno. Nell’arredare la casa, come in tutte le questioni al confine tra il concreto e l’emotivo, è più facile dare buoni consigli agli altri che a se stessi. E come negli affari di cuore, di lavoro, familiari, il segreto è cercare due tipi di confronti: quelli professionali, per prendere le decisioni giuste, e quelli amichevoli, per trovare affettuoso sostegno. E quando interrogati a propria volta, dare consigli con delicatezza: perché non si tratta ‘solo’ del colore di una parete o della scelta di un tavolo, ma di noi…

 

Francesca [il Direttore]

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